Il Consiglio Nazionale dell’ANED, Associazione Nazionale ex Deportati Politici nei campi nazisti, riunito in Milano nella sede della Fondazione Memoria della Deportazione in via Dogana n. 3 a Milano  il 20 aprile ore 10.00 ritualmente convocato e ritualmente costituito

sentita

la relazione del Presidente dell’ANED senatore avvocato Gianfranco Maris sulla Legge 28 febbraio 2008, n. 31, articolo 50 comma 7 bis, di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 31 dicembre 2007, n. 248 e sul Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 marzo 2008, comunicato all’ANED con nota del segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri l’11 marzo 2008 n. USG/USRI/609/08 1.6.3;

visti

gli atti e le decisioni adottate in proposito dalla Presidenza dell’ANED e dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione Memoria della Deportazione;

DELIBERA ALL’UNANIMITA’

che il Presidente dell’ANED, a nome e nell’interesse dell’Associazione, ponga in essere tutti gli atti, di natura culturale, politica e giudiziaria, necessari o anche semplicemente utili od opportuni, per la tutela dei diritti dell’ANED, i quali risultano violati dalla Legge 28 febbraio 2008, n. 31, in particolare dall’articolo 50 comma 7 bis e dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 marzo 2008, comunicato all’ANED con nota del segretario generale in data 11 marzo 2008, avente per oggetto la nomina di una Commissione alla quale viene affidato il compito di progettare e di porre in esecuzione un progetto di “adeguamento e di ristrutturazione” del memoriale realizzato dall’ANED nel 1980 nel blocco 21 del campo di Auschwitz.
Tale incarico è del tutto difforme dal contenuto, preciso ed assolutamente inequivocabile, del comma 7 bis dell’articolo 50 della Legge 28 febbraio 2008 n. 31 di conversione del Decreto Legge 31 dicembre 2007, n. 248.
La legge votata dalle Camere dispone esclusivamente un intervento di “restauro” del memoriale del blocco 21 di Auschwitz e null’altro.
Il Decreto, pertanto, dovrà essere impugnato immediatamente in sede di giustizia amministrativa, con ricorso al Tar del Lazio, perché viola i diritti di proprietà intellettuale e materiale del memoriale, che è un’opera d’arte, che appartengono esclusivamente all’ANED.
Il memoriale di Auschwitz è espressione culturale e artistica del pensiero etico, politico, di memoria storica proprio dell’ANED.
E’ molto doloroso, per l’ANED, apprendere improvvisamente che altri, sicuramente vittime del più atroce dei delitti consumati dai nazisti e dai fascisti (che sicuramente furono volonterosi criminali razzisti, come provano le leggi razziali e le attività di deportazione degli ebrei da parte della Repubblica di Salò) si sentono non adeguatamente rappresentati dal nostro memoriale, tanto da ritenere di potere intervenire per “adeguarlo” alla propria cultura e memoria.
Questo integra una vera e propria menomazione della libertà di manifestazione del pensiero e anche della libertà artistica nella manifestazione del pensiero, che sono garantite dalla Costituzione italiana a tutte le donne e a tutti gli uomini del mondo e non soltanto ai cittadini italiani.
Gli ex deportati e i familiari dei caduti, che sono rappresentati dall’ANED e anche gli ebrei che dall’ANED sono sempre stati rappresentati, i quali votano anch’essi in questo Consiglio Nazionale, sperano fermamente che questi conflitti e queste difforme posizioni vengano superate, che vengano da tutti riconosciute le libertà assolute che ognuno di noi deve pretendere e difendere per se stesso e per gli altri. Fermi e indiscutibili restando sempre la fraternità, l’affetto e l’unione che sempre hanno caratterizzato, in maniera assoluta ed esclusiva, i rapporti fra le istituzioni ebraiche e l’ANED, la quale è stata sempre e sempre sarà impegnata nella denuncia del genocidio ebraico come delitto assoluto che l’umanità intera non dovrà mai dimenticare.
Milano, 20 aprile 2008

La Segretaria Generale                                       Il Presidente Nazionale
Miuccia Gigante                                         Sen. Avv. Gianfranco Maris


La ricostruzione della vicenda